ott 20 2013

E io pago…

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Sono stata recentemente a Londra e, come sempre mi capita quando mi trovo all’estero, ho avuto un moto di autentica gratitudine ogni volta che, al ristorante, il conto includeva la mancia al cameriere sollevandomi dal compito di fare il calcolo della percentuale e liberandomi dall’ansia di sbagliare per eccesso o per difetto. Sarebbe bello se un’abitudine così civile fosse adottata anche da noi perché, oltre tutto, darebbe un taglio netto a quelle penose discussioni fra “generosi” e “parsimoniosi” che spesso affliggono la conclusione di una cena fuori casa con gli amici.

In Italia esiste una regola tacita ma consolidata che indica nel 10% del totale la cifra corretta da lasciare per il servizio e tuttavia c’è sempre quello che sbarra gli occhi e dice “è troppo” anche quando magari si parla di cinque euro. Mettiamoci in testa una volta per tutte che, così facendo, non soltanto commettiamo una scorrettezza nei confronti di una persona che lavora ma creiamo imbarazzo in chi la regola intende rispettarla.

Altrettanto sgradevole – e qui, però, tutto il mondo è paese – è la lotta per pagare il conto. Lasciamo ovviamente da parte il caso in cui viene concordato a priori che si paga “alla romana” ( anche se vorrei ricordare che non è educato discutere nei dettagli le singole voci né tantomeno rimarcare che uno dei commensali ha ordinato piatti più costosi) e parliamo invece di una situazione abbastanza frequente: quella in cui un gruppetto di amici decide di comune accordo di trascorrere la serata al ristorante. Si mangia e si beve in allegria, si chiacchiera, ci si rilassa, poi arriva il conto e all’improvviso, soprattutto fra gli uomini, si scatena la corsa all’accaparramento del medesimo, che viene sottratto, nascosto, strappato di mano in un avvilente vocìo di “tocca a me”, “non ti azzardare”, “non se ne parla nemmeno”. Vince il più veloce (o il meno furbo?), che tira fuori il portafoglio con sguardo trionfante, mentre gli altri (ipocriti?) si rassegnano. Non sarebbe stato più elegante mettersi d’accordo prima di entrare nel locale, con un tranquillo e rapido scambio di battute?

Un’ultima notazione riguarda il rapporto con i camerieri, ai quali bisogna rivolgersi sempre con cortesia ma non con eccessivo cameratismo, a meno che non si sia ospiti abituali del ristorante e non si conoscano vita, morte e miracoli delle loro famiglie, nel qual caso le regole vanno a farsi benedire ed è giusto che prevalgano confidenza e cordialità. Come dicevo, chi svolge il servizio di sala è un lavoratore e come tale vale rispettato: quindi non meditate sul menu per venti minuti, non cambiate continuamente idea sulle ordinazioni, non lasciatelo in piedi ad aspettare la fine della vostra telefonata (niente cellulari a tavola, ricordate?), e se qualcosa non funziona e volete protestare, fatelo con garbo ed educazione, gli stessi che pretendereste se foste al suo posto.

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