set 5 2013

L’arte (magari) della conversazione

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Nell’epoca in cui viviamo, assalita da una continua pioggia di mail, chat, sms, social network e, più in generale, da una comunicazione sempre più veloce, può sembrare strano che si parli ancora di arte della conversazione, ovvero di quell’insieme di regole che permettono a un piccolo gruppo di persone di scambiarsi oralmente opinioni e informazioni godendo della reciproca compagnia e trascorrendo insieme qualche ora piacevole. Il termine “conversazione” ha assunto ormai un significato solo letterario di antico sapore e nei salotti di oggi è stato sostituito dal verbo “chiacchierare”, che è tutt’altra cosa.

Si chiacchiera dovunque, con tutti e in qualsiasi circostanza: dal parrucchiere, allo stadio, a scuola, al mercato, in palestra, nei negozi, raccontando il risultato delle ultime analisi del sangue, strabiliando sul prezzo di un paio di scarpe, analizzando la tattica della  squadra del cuore, riportando un pettegolezzo. In altre parole, si dice a chi ci sta davanti la prima cosa che viene in mente, il più delle volte senza  preoccuparsi affatto se chi ascolta è interessato all’argomento. Chiacchierare è un’attività fondamentale del nostro vivere all’interno di una collettività e tutti noi la pratichiamo dalla mattina alla sera, ma nel momento in cui la trasferiamo di peso in una serata con gli amici rischia di diventare noiosissima.

Immaginatevi a un pranzo o a una cena con un gruppo di persone alle quali vi legano sentimenti di amicizia e simpatia. L’aperitivo se ne va in brevi aggiornamenti e considerazioni superficiali, il pasto, che è un momento di grande intimità e che potrebbe avviare discorsi più interessanti, in genere si perde nei (doverosi) elogi delle pietanze, nello scambio di ricette, nell’elenco degli ultimi film e libri visti e letti, nei commenti frammentati e sconnessi sull’ultimo fatto di cronaca. Quando finalmente vi alzate da tavola e prendete posto sul divano, quando davanti a voi si spalanca la possibilità di raccontare qualcosa che vi sta a cuore e di ascoltare che cosa ne pensano gli altri, quando insomma potrebbe prendere avvio una gratificante conversazione, ecco che vi assale la noia e cominciate a sbirciare l’orologio. Perché? Perché Luigi attacca a parlare dei suoi problemi di lavoro, ma scende troppo nei dettagli e cita persone che nessuno dei presenti conosce, per cui dopo pochi minuti si inserisce Claudia, che muore dalla voglia di descrivere l’asportazione del suo ultimo neo e che viene rapidamente liquidata da Giulio e Teresa, reduci da un fantastico viaggio di cui però ricordano solo gli alberghi e i ristoranti. A quel punto subentra Lorenzo, che ha visto una mostra interessantissima ma si perde nei dettagli e non sa comunicare l’emozione che gli ha dato, e intanto Laura e Cristina parlano fitto fitto fra di loro di shopping e magari qualcuno propone  di vedere in televisione il secondo tempo della partita. Insomma, un caos sfibrante, insensato, dal quale si esce spesso con una sensazione di vuoto e di irritazione.

Non esistono regole codificate per dare vita alla conversazione, tuttavia è fondamentale tenere presente che gli argomenti proposti di volta in volta devono coinvolgere tutti i presenti e dunque vanno esposti in modo interessante, articolato, vivace. Chi ascolta avrà modo di interloquire, esprimendo la propria opinione, dando un consiglio e  prendendo spunto per allargare il discorso e portarlo su altri temi altrettanto stimolanti. Può sembrare macchinoso, in realtà è solo una questione di sensibilità e di attenzione nei confronti di chi ci circonda. In una buona conversazione non esistono protagonisti e comprimari: tutti hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri, in leggerezza e fluidità, e il premio a quella che non è una fatica bensì un piacere sarà di guardare a un certo punto l’orologio e scoprire con autentica sorpresa che il tempo è volato. E che magari si è anche imparato qualcosa di nuovo.

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