dic 25 2013

Prudenza e bugie (se occorrono)

1457650_10151826081510222_164674177_n

Quando non sono semplici idiosincrasie o manie igienistiche, allergie e intolleranze alimentari sono ormai diffusissime, così come sono in crescita costante i vegetariani e addirittura i vegani, il che rende la vita abbastanza complicata a chi vuole raccogliere intorno alla sua tavola persone che non conosce a fondo.

E’ buona regola, perciò, premunirsi e chiedere, al momento in cui si invita, se ci sono cibi sgraditi.

Lo stesso vale per chi viene invitato. Non c’è niente di male nell’avvertire, prima, che si è allergici
al lattosio o ai crostacei, mentre è molto imbarazzante per tutti comunicarlo nel momento in cui le vivande vengono servite.

Detto ciò, nel momento in cui decidono il menu, i padroni di casa dovrebbero escludere per prudenza tutti quegli alimenti che non sempre incontrano i gusti della maggioranza o che sono notoriamente indigesti: dunque no alle interiora, alla lingua, al fegato, alla trippa, al cervello, l’aglio fresco, a un eccesso di pepe e peperoncino. E no anche ai pasti monotematici: una mia amica, che non ama il pesce, si è trovata a una cena interamente basata su questo per altro nobilissimo prodotto della natura e ha faticato non poco a resistere fino al dolce (che ovviamente era a base di colla di pesce!!!).
Perciò, poiché è impossibile indovinare i gusti di tutti, meglio proporre pietanze “tranquille” e variare gli ingredienti: così, se gli spaghetti con la bottarga non piacciono, piaceranno gli involtini di vitello o il flan di formaggio, e nessuno si alzerà da tavola insoddisfatto.

Ma come ha fatto la mia amica a resistere? Poiché il suo rapporto col pesce è di antipatia e non di totale disgusto, si è limitata a prendere porzioni piccolissime. Che fare, invece, se ci si trova davanti a qualcosa che non si riesce neppure ad assaggiare?
Ebbene, in questo caso bisogna mentire, con leggerezza ma anche con decisione:“Oh, cara, hai fatto la lingua salmistrata? Che
splendida idea! Pensare che fino all’anno scorso ne andavo matta. Adesso, con mio grande dolore, non la digerisco più. Ma non preoccuparti, adoro le cipolline in agrodolce. E poi il risotto era talmente buono che ne ho mangiato una quantità disdicevole!”

Insomma, l’importante è non avvilire chi ha cucinato e nello stesso tempo evitarsi un’inutile tortura. C’è sempre il dessert a risollevare il morale (forse).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Le nostre Pubblicazioni
Casa golosa. Un ricettario di famiglia fra tradizione e nuovi sapori in vendita su
Fare festa. Idee e ricette per ricevere in casa. in vendita su